This photo released by the Iraqi Prime Minister Press Office shows a burning vehicle at the Baghdad International Airport following an airstrike in Baghdad, Iraq, early Friday, Jan. 3, 2020. The Pentagon said Thursday that the U.S. military has killed Gen. Qassem Soleimani, the head of Iran's elite Quds Force, at the direction of President Donald Trump. (Iraqi Prime Minister Press Office via AP)

La Comunità internazionale, le Nazioni Unite e il Governo Italiano facciano tutto il possibile per scongiurare l’escalation bellica.

 

Mercoledì 8 gennaio 2020 – L’esecuzione con un drone americano di Qassem Soleimani, potentissimo leader delle Guardie rivoluzionarie di Teheran, l’uomo più temuto del Medio Oriente e il più importante in patria dopo il Grande Ayatollah, è un vero e proprio atto di guerra che sta provocando gravissime conseguenze.

Donald Trump sfodera l’arma di distrazione di massa proprio nel momento in cui i sondaggi lo danno in costante calo e la procedura di impeachment prosegue per la sua strada: non è la prima volta che gli Stati Uniti scelgono di mandare il mondo nel caos per risolvere affari interni.

Da sempre ribadiamo che non è attraverso l’uso delle armi e della forza che si possono risolvere i conflitti: la diplomazia non sia ancillare rispetto alle logiche militari, si riaffermi il primato della Politica.

Le Nazioni Unite e la Comunità internazionale tutta non possono limitare la loro reazione a delle generiche dichiarazioni di condanna: c’e la necessità di arginare un Presidente Usa che ormai è disposto a tutto pur di vincere le prossime elezioni e di mettere in campo tutta la forza delle relazioni diplomatiche per evitare un’escalation militare dalle conseguenza imprevedibili.

Facciamo appello al nostro Governo, all’Unione Europea e alla Comunità internazionale affinché mettano in campo azioni concrete per la ricostruzione del dialogo, per una mediazione utile e la costruzione di rapporti di cooperazione tra Stati e popoli.

L’Arci è costitutivamente contro la guerra e per la costruzione della pace come progetto politico. Nelle prossime settimane verificheremo, insieme con altre organizzazioni della società civile, la possibilità di mettere in campo una mobilitazione internazionale coinvolgendo anche quelle cittadine e cittadini a cui da molto, troppo tempo, è negata la possibilità di intraprendere autonomamente un proprio cammino di storia verso la democrazia, i diritti, la libertà, la pace, nella consapevolezza che quella del dialogo è la vera e unica strada possibile per far fronte a guerra e terrorismo.

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