|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
Browse archives
Navigazione |
A più di una settimana dalla tragedia che ha colpito il territorio di Messina, la situazione resta difficile. Ancora si scava per ritrovare i corpi dei dispersi, sono circa 1000 gli sfollati allontanati dalle zone alluvionate per motivi di sicurezza, si prevede l’abbattimento del 20% delle case. Inoltre sta salendo la rabbia della popolazione locale, che da vittima si sente invece messa sotto accusa come responsabile di questa tragedia. Si finge di non vedere “un territorio sfregiato e deturpato, violentato da interessi privati, negligenza e noncuranza, logiche perverse e speculazioni”, come ha sottolineato l’arcivescovo durante i funerali che si sono tenuti sabato scorso. Il premier, presente ai funerali, non perde occasione per un nuovo spot sul modello Abruzzo, e per confermare ai giornali che il ponte sullo stretto si farà, confortato in questa scelta anche dal presidente della regione siciliana. Non siamo in presenza di una calamità naturale, ma delle conseguenze dello sfruttamento dissennato del territorio, della speculazione edilizia resa possibile da una legislazione nazionale e regionale che ha messo al primo posto il profitto speculativo a scapito del bene comune. Nessuno fra i politici e gli amministratori sembra cogliere le proprie responsabilità, come se non avesse mai notato cosa accadeva e Messina e nei suoi borghi, dove le colline sono state disboscate, i torrenti cittadini coperti da strade o trasformati in discariche a cielo aperto, e si continua a edificare su montagne di sabbia. Per quanto riguarda la situazione umanitaria, l’Arci di Messina si è attivata da subito per portare sostegno alle popolazioni colpite dall’alluvione. Il Comitato regionale Arci Sicilia ha aperto un conto corrente presso Banca Etica per la raccolta di fondi. Carmen Cordaro, presidente Arci Messina |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||