Di Salvo Lipari, Politiche di antimafia sociale e contrasto alla corruzione

Sono passati 21 anni dal 21 marzo del 1996 quando si celebrò a Roma la prima giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. In piazza del Campidoglio per la prima volta venivano letti di seguito le centinaia di nomi di personalità conosciute e di tanti sconosciuti uccisi dalle mafie. A partire dal primo nome, quello della vittima del primo omicidio "eccellente" riconducibile alla mafia, Emanuele Notarbartolo, direttore del Banco di Sicilia assassinato sulla linea ferroviaria Termini Imerese-Trabia il 1° febbraio 1893 per un connubio sempre attuale tra mafia e politica. Poi il secondo, quello meno conosciuto di Emanuela Sansone, diciassettenne uccisa il 27 dicembre 1896 a Palermo da mafiosi che sospettavano che la madre li avesse denunciati per fabbricazione di banconote false. E ancora il terzo, Luciano Nicoletti, contadino socialista ucciso a Corleone il 14 ottobre 1905. E, di seguito, circa novecento nomi di donne e uomini, di tutte le età, di tutti i ceti sociali, alcuni noti ma tanti sconosciuti ai più che hanno pagato con la vita la resistenza alle mafie. 

Dietro a ogni singolo nome c’è la storia di chi a volte, suo malgrado, ha costituito un tassello del puzzle che compone la storia del nostro Paese. Sindacalisti e imprenditori, giornalisti e magistrati, forze dell'ordine e sacerdoti, contadini ed operai, ma anche persone che casualmente hanno incontrato il terrorismo mafioso. Come Fabrizio Nencioni di 39 anni e Angela Fiume di 36 anni con le loro figlie Nadia di 9 anni e Caterina, appena 50 giorni di vita, e lo studente Dario Capolicchio di 22 anni, uccisi nella strage di via dei Gergofili a Firenze il 27 maggio del 1993. Fino ad arrivare ai nostri giorni con Ciro Colonna, diciannovenne ucciso per errore il 7 giugno del 2016 a Ponticelli a Napoli.

Ogni Nome una storia che ci racconta non solo il passato ma anche il presente. Che ci dice con forza che il tema della lotta alla mafia riguarda tutte e tutti, in tutto il Paese.

Oggi, dopo 21 anni di 21 marzo voluti da Libera, il Parlamento italiano ha deciso di istituire con legge (la n.20 del 8 marzo 2017) tale data come "Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie". Uno stimolo in più per far si che la memoria ci aiuti a rendere l'impegno per la lotta alle mafie sempre maggiore, anche in questa fase in cui le organizzazioni criminali sembrano inabissarsi e abbandonare la strategia stragista.

Servirà un nuovo e rinnovato impegno nella gestione dei beni confiscati alle mafie, sia nel rilancio dell'Agenzia nazionale sia con un maggiore impegno del terzo settore, portando a termine in questa legislatura la riforma del codice antimafia varata dalla Camera nel novembre 2015 e ancora in attesa di essere approvata al Senato.

Anche l'associazionismo di promozione sociale può ancora di più contribuire alla gestione dei beni confiscati, a rendere visibile la loro utilità sociale e le ricadute positive sia sul terreno culturale che in termini occupazionali.

Dovremo leggere nei nostri territori e nelle nostre comunità i nuovi processi di infiltrazione mafiosa che continuano ad intrecciarsi con la sempre più estesa corruzione. Avendo,ad esempio, cura di potenziare i momenti di formazione e conoscenza che possano definire una nuova cultura popolare contro le mafie e la corruzione e riaffermare una irrisolta “questione morale” nel Paese.

Dovremo chiedere alla politica, proprio in questa fase movimentata, una maggiore coerenza affinchè si interrompa il legame tra mafia, affari e politica, introducendo maggiori elementi di trasparenza e   adottando codici di autoregolamentazione che permettano di delimitare e isolare eventuali ipotesi di inquinamento. Ne va non solo della lotta alle mafie ma della stessa democrazia.

Oggi, all'elenco dei nomi fin qui conosciuti delle vittime delle Mafie andrebbero aggiunti quelli ancora sconosciuti delle   tante vittime innocenti dei nuovi traffici delle organizzazioni criminali.

Vittime dei   traffici di rifiuti tossici che avvelenano l'aria, il mare e la terra contaminando anche la filiera agroalimentare .

Vittime   della tratta e del traffico di esseri umani che tanti morti fa già nella traversata del Mediterraneo.

L'Arci sarà con Libera il 21 Marzo a Locri così come nelle centinaia di realtà in tutto il territorio nazionale dove si svolgerà la giornata della memoria per ricordare i nomi e le storie dei tanti conosciuti ma anche dei tanti sconosciuti e rinnovare e rafforzare il nostro impegno contro le Mafie.